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SANREMO, 20 marzo 2004 - La sconfitta scotta, il tradimento di più. Le prime parole di Petacchi, dopo l’arrivo della Sanremo, più che trasparire lo lasciano chiaramente intendere: "Ho avuto una grande squadra, ma li ho delusi. Non ho ripagato la loro fiducia". Quando è partito, ai 150 metri, pareva avesse la corona di re di via Roma cinta sul capo. Poco dopo, sul suo capo c’era la cenere della delusione. "Cipressa e Poggio li abbiamo affrontati molto forte. La corsa si era messa benissimo. Ma alla fine mi sono sentito le gambe dure". Il fantasma della lunga distanza si fa concreto: alla Sanremo ne mancano 6 per farne 300. E poco più corta è la Parigi-Tours, altro palcoscenico della Challenge, che nell’ottobre scorso perse da Zabel più o meno nello stesso modo. Lui, il fantasma, lo scaccia subito: "Ho capito che questa è una gara che posso vincere".
Paolo Bettini, invece, c’ha provato. Ma il Poggio non è stato un trampolino ideale: e il tentativo del Grillo ha avuto il fiato corto. "La volata era la soluzione più probabile e così è finita - ha detto il toscano -. Molti, alla vigilia, dicono di volerla evitare, ma poi non attaccano... peccato perché è mancato anche qualcosa alla squadra". L’albo d’oro ora recita: 2003 Bettini, 2004 Freire. S’incrociano ancora e ancora s’incroceranno, i destini e le strade di questi due grandi.
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